
A 66 destinatari
Venezia, lì 10 agosto 2026
Spett.li amministratori ed Enti,
per le proprie competenze e prerogative, si inoltra la seguente missiva.
Di seguito alcune informazioni per inquadrare e definire la questione:
Al fine di fronteggiare il rischio di eventi alluvionali del fiume Piave, la Regione Veneto prima e, successivamente, l’Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali hanno orientato l’azione progettuale verso soluzioni di elevato impatto, quali il restringimento degli alvei fluviali e la realizzazione di un esteso sistema di casse di espansione.
Tali interventi risultano localizzati prevalentemente nell’area delle Grave di Ciano (provincia di Treviso), un ambito di rilevante interesse storico-ambientale, caratterizzato da elevati livelli di biodiversità e sottoposto a tutela nell’ambito della Rete Natura 2000, ricadendo nella Zona di Protezione Speciale (ZPS IT3240023 “Grave del Piave”) e nel Sito di Importanza Comunitaria/Zona Speciale di Conservazione (SIC/ZSC IT3240030 “Grave del Piave – Fiume Soligo – Fosso di Negrisia”).
Con il Decreto n. 8 del 23 dicembre 2025 il Commissario straordinario approva il Progetto di
Fattibilità Tecnica ed Economica con opzione per i servizi di progettazione definitiva e relative
attività accessorie, del progetto denominato “Casse di espansione per le piene del fiume Piave in
corrispondenza delle Grave di Ciano”.
Nel decreto legge n. 153 del 17 ottobre 2024 (convertito con modificazioni dalla L. 13 dicembre
2024, n. 191), all’articolo 9, comma 4, è previsto quanto segue:
«Al fine di accelerare la realizzazione delle opere di difesa idraulica delle Grave di Ciano, il Segretario
generale dell’Autorità di bacino distrettuale delle Alpi Orientali è individuato quale Commissario
straordinario per l’espletamento delle attività…».
Tale perimetro operativo vincola l’azione amministrativa in modo esclusivo, precludendo l’esame di soluzioni alternative sull’asta fluviale Nervesa-Ponte di Piave, in palese contrasto con gli orientamenti del PSSI (in vigore fino a febbraio 2022) e i pareri tecnico-scientifici espressi da docenti dell’Università di Padova. Tale limitazione configura, inoltre, una potenziale elusione dell’Art. 6 della Direttiva Habitat, il quale impone l’obbligo di esperire opzioni alternative e di documentarne rigorosamente l’eventuale assenza, dato l’interessamento di siti appartenenti alla Rete Natura 2000.
L’inserimento nel Piano di Gestione del Rischio Alluvioni del Distretto Alpi Orientali (PGRA – II Ciclo
2021-2027, Allegato III B) del progetto delle casse di laminazione di Ciano del Montello (TV),
interamente ricadente in ambiti ZPS e ZSC, risulta in contrasto con quanto espresso dalla
Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale – VIA e VAS, Sottocommissione VAS, nel
Parere n. 10 del 26 marzo 2021, recepito con Decreto del Ministero della Transizione Ecologica del
14 maggio 2021.
Con il Decreto n. 8 del 23 dicembre 2025 il Commissario straordinario approva il Progetto di
Fattibilità Tecnica ed Economica con opzione per i servizi di progettazione definitiva e relative
attività accessorie, del progetto denominato “Casse di espansione per le piene del fiume Piave in
corrispondenza delle Grave di Ciano”.
Nel decreto legge n. 153 del 17 ottobre 2024 (convertito con modificazioni dalla L. 13 dicembre
2024, n. 191), all’articolo 9, comma 4, è previsto quanto segue:
«Al fine di accelerare la realizzazione delle opere di difesa idraulica delle Grave di Ciano, il Segretario
generale dell’Autorità di bacino distrettuale delle Alpi Orientali è individuato quale Commissario
straordinario per l’espletamento delle attività…».
Tale perimetro operativo vincola l’azione
amministrativa in modo esclusivo, precludendo l’esame di soluzioni alternative sull’asta fluviale
Nervesa-Ponte di Piave, in palese contrasto con gli orientamenti del PSSI (in vigore fino a febbraio
2022) e i pareri tecnico-scientifici espressi da docenti dell’Università di Padova. Tale limitazione
configura, inoltre, una potenziale elusione dell’Art. 6 della Direttiva Habitat, il quale impone
l’obbligo di esperire opzioni alternative e di documentarne rigorosamente l’eventuale assenza, dato
l’interessamento di siti appartenenti alla Rete Natura 2000.
L’inserimento nel Piano di Gestione del Rischio Alluvioni del Distretto Alpi Orientali (PGRA – II Ciclo
2021-2027, Allegato III B) del progetto delle casse di laminazione di Ciano del Montello (TV),
interamente ricadente in ambiti ZPS e ZSC, risulta in contrasto con quanto espresso dalla
Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale – VIA e VAS, Sottocommissione VAS, nel
Parere n. 10 del 26 marzo 2021, recepito con Decreto del Ministero della Transizione Ecologica del
14 maggio 2021.
Nei siti di rete Natura 2000 prevale l’ambiente “magredile”, costituito da substrati alluvionali grossolani, dinamici e soggetti a frequenti perturbazioni fluviali, colonizzati da vegetazione erbacea e arbustiva xerofila e da una peculiare comunità faunistica.
Quest’ultima è ricca di specie ecologicamente selettive e rare.
L’area annovera:
– 65 specie di lepidotteri diurni (Ropaloceri)
– 20 specie di odonati
– 1 specie di crostaceo Anostraco
– 14 specie di pesci
– 10 specie di anfibi
– 8 specie di rettili
– 151 specie di uccelli
– 18 specie di mammiferi
nonché svariate specie floristiche e arboreo arbustive, tra cui numerose specie di orchidee protette.
Delle specie faunistiche di cui attualmente si conosce la presenza, in particolare nell’area delle Grave
di Ciano:
– 50 specie sono inserite negli Allegati della Direttiva 92/43/CEE Habitat e della Direttiva
2009/147/CE Uccelli;
– 127 specie sono elencate nelle Appendici della Convenzione di Berna;
– 1 specie è dichiarata in pericolo critico di estinzione, 3 specie sono dichiarate vulnerabili e 5
specie sono dichiarate quasi minacciate di estinzione nella Lista Rossa IUCN (International Union
for the Conservation of Nature and Natural Resources);
– 2 specie sono in pericolo critico di estinzione, 3 specie sono dichiarate in pericolo di estinzione,
24 specie sono dichiarate vulnerabili e 17 specie sono dichiarate quasi minacciate di estinzione
nella Lista Rossa Nazionale;
– 4 specie sono dichiarate in pericolo di estinzione, 8 specie sono dichiarate vulnerabili e 25 specie
sono dichiarate quasi minacciate di estinzione nella Lista Rossa Regionale.
Si evidenzia pertanto la necessità di una valutazione approfondita dei possibili effetti ambientali
connessi agli interventi sopra citati, trattandosi di interventi strutturali riconducibili a misure di
protezione di tipo M3 (opere di difesa rigide e di trattenuta diretta delle piene aventi un elevato
impatto strutturale sul corpo idrico), che risultano essere maggiormente suscettibili di generare
impatti sulle diverse componenti ambientali.
Particolare rilievo dovrà essere attribuito alla valutazione del carattere cumulativo degli impatti. La
fase di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) dovrebbe infatti consentire di evitare il ricorso a
pratiche improprie di “salami slicing”, ossia la frammentazione artificiosa degli interventi in una
serie di azioni di limitata entità, difficilmente percepibili singolarmente, ma suscettibili, nel loro
insieme, di determinare effetti significativi, meno agevolmente rilevabili in sede di Valutazione di
Impatto Ambientale (VIA) rispetto alla VAS.
Nel Piano Stralcio per la Sicurezza Idraulica del Piave (PSSI) è emerso che le casse di espansione
previste a Ponte di Piave (nel tratto del Basso Piave) rappresentavano l’alternativa caratterizzata dal
più elevato livello di preferibilità complessiva, in relazione ai criteri di valutazione adottati (costi,
efficacia idraulica, impatti e cantierabilità). La soluzione localizzata a Ciano, al contrario, è risultata
recessiva nel confronto comparativo, in considerazione dei rilevanti impatti ambientali previsti, in
particolare sulle aree umide, il cui equilibrio ecologico si presenta particolarmente sensibile alle
variazioni del regime idrico. Tali alterazioni avrebbero potuto determinare significative ripercussioni
sugli habitat e sulle componenti floristiche e faunistiche presenti.
L’individuazione dell’area delle Grave di Ciano quale sito destinato alla realizzazione di opere di
laminazione risulta inadeguata sia sotto il profilo geologico, ambientale e naturalistico, sia sotto
quello geomorfologico. Tale aspetto assume particolare rilevanza in quanto, nel corso dei diversi
convegni dedicati al rischio idraulico del fiume Piave, è stata reiteratamente riproposta, tra le opere
ipotizzate, la realizzazione della diga di Falzè, ubicata in prossimità delle Grave di Ciano, nonostante
la medesima fosse stata esclusa dal Piano Stralcio per la Sicurezza Idraulica del Piave.
Si richiama, a titolo esemplificativo, uno studio scientifico condotto nell’area in oggetto: «In
regime di piena si raggiungono le condizioni per il superamento delle deboli soglie geologiche che
delimitano i singoli bacini; si viene così a creare un unico acquifero e i collegamenti tra le singole
parti che lo compongono sono in questo caso estremamente rapidi (circolazione per condotti) con
direzione e verso del drenaggio controllati essenzialmente dalle condizioni idrologiche.
Nel caso di innalzamento della falda a Nord con ogni probabilità si potrebbe giungere al sovraccarico dei sub bacini meridionali con conseguente entrata in piena delle risorgenti relative.
Questa zona per le sue particolari caratteristiche specifiche deve essere considerata come un’area in cui il fenomeno carsico svolge ruoli predominanti e pertanto nella progettazione di grandi opere è indispensabile tener conto di tali tipologie onde evitare situazioni, oggi frequenti, in cui la mancata conoscenza o il mancato rispetto dei parametri ambientali di salvaguardia (principio di precauzione) ha provocato ingenti danni alla popolazione» (Boccalon 1997).
Il Comune di Crocetta del Montello, nel cui territorio sono previste le casse di laminazione, nonché
i comuni limitrofi, ricadono in zona sismica 2 a stretto contatto con la zona sismica 1 di Vittorio
Veneto in cui si delineano: 1) faglia di Montebelluna (trascorrente sinistrorsa attiva), 2) faglia di
Nervesa (trascorrente sinistrorsa attiva), 3) linea di Aviano (sovrascorrimento attivo), 4) faglia di
Quartier del Piave (sovrascorrimento attivo).
Da un’attenta esamina dei luoghi, la costruzione degli invasi in oggetto non sarebbe un’esaustiva
infrastruttura valida per il contenimento delle piene, bensì costituirebbe una problematica per
un’ulteriore riduzione dell’apporto di sedimenti nei Litorali già ampiamente oggetto di fenomeni
erosivi, effetti che amplificati dai cambiamenti climatici in atto, porterebbero potenzialmente ad
una ampia sottrazione della linea costiera.
Appare alternativa la valutazione di costituire delle casse di espansione nel basso corso del Fiume
Piave, laghi e vasche che rappresenterebbero una fonte di ricarica delle falde acquifere e validi
strumenti di contrasto all’avanzamento del cuneo salino nelle stesse falde profonde e di
superficie. Le casse di espansione in argomento potrebbero essere le stesse golene ad ora oggetto
di attività agricola e di pioppicoltura, indi senza la prevista naturalità con la presenza di vegetali
igrofili che smorzano la forza delle acque, trattengono l’acqua in eccesso e la cedono nei periodi
siccitosi (Fragmites, Carici, Salicornia, Giunchi, ecc), nonché favoriscono il microclima nei territori
circostanti a beneficio dell’agricoltura, allevamento ed insediamenti urbani in primis.
Gli effetti del cambiamento climatico globale impongono la valutazione in tempi rapidi di nuovi
paradigmi, l’obiettivo rimane mitigare gli effetti di annate di siccità ed ondate di caldo estremo, per
i climatologi dell’ OMM, Organizzazione Metereologica Mondiale saranno sempre più frequenti al
punto di non rappresentare più l’eccezionalità ma l’ordinario. Ad ora, nel 2026, nel continente
Europeo, nei mesi di giugno, luglio, agosto, sono stati rivisti al rialzo le medie di temperatura, sino
a 5-6 C°, ogni modello matematico di previsione è saltato. Di qui la ragionevole presunzione di
adottare ogni strumento di cautela in considerazioni delle evoluzioni future.
Si propone una graduale e progressiva, a stralci, opera di sostanziale allargamento dell’asta del
Fiume Piave e dei fiumi e canali minori, questo ove possibile, al fine di ridurre la forza e l’apporto
di piena nelle precipitazioni eccezionali, ad ora maggiormente frequenti per i cambiamenti climatici
in atto.
Rinaturalizzazione dei corsi d’acqua minori, particolare importanza rivestono i corsi d’acqua minori,
spesso cementificati e canalizzati con opere troppo regimentate e rigide. Una rinaturalizzazione dei
corsi d’acqua minori con rispristino o creazione ex novo di tracciati sinuosi con roggie, slarghi, livelli
troppo pieno, ecc eviterebbero che tali corsi fungano da invasi ad imbuto nel Fiume Piave che
porterebbe in poco tempo grandi quantità d’acqua, in velocità, amplificando progressivamente
verso valle, l’effetto alluvione.
Prelievo da acqua di falda da pozzi artesiani: si richiede un censimento attuale di tutti i pozzi
artesiani attivi, registrati e non, nell’area del medio e basso Piave comprese le aree litoranee, al
fine di comprendere l’effettivo volume dell’ emungimento per fini privati, agricoli, orticoli,
artigianali, di allevamento, ecc. Valutando quest’attività costituisca un gradiente da considerare per
l’abbassamento del suolo.
Si propone per tutta l’asta del fiume Piave nelle aree golenali, deputate alla naturale espansione
del fiume, una ricognizione puntuale delle infrastrutture fisse a carattere estrattivo, industriale,
artigianale, commerciale, ricreativo, agricolo, ittico, residenziale, di allevamento, piscicoltura,
addirittura un ex cinema, parcheggi, chioschi, torrette, opere fisse per bilance da pesca con
ricoveri abitabili, ponticelli, banchine, cavitelli, corpi sommersi, ancoraggi, cavi d’acciaio, ecc,
tutte strutture che dovrebbero essere progressivamente rimosse (qualora previsto, con adeguato
ristoro ai proprietari e conduttori), poiché ostacolano il decorso delle acque in caso di piena e
possono creare un effetto tappo e diga. (sono giunte segnalazioni entro golena, di neo costruzioni
in prossimità del ponte ferroviario della linea Venezia – Trieste, tuttora in corso, di ricoveri e
magazzini in muratura)
Intrusione salina nelle falde acquifere e relative conseguenze, si allega per estratto di quanto
riportato alla Commissione Cultura UNESCO in sede di audizione speciale nella città di Venezia in 24
ottobre 2024, da parte di Lipu, WWf ed Italia Nostra. Atto trasmesso anche successivamente, via e
mail, in lingua italiana ed inglese, corredato da documentazione fotografica, direttamente alla
commissione con sede a Parigi (F).
(…) Venezia sta affondando con i litorali attigui Il Presidente di ANBI (Associazione Nazionale
Bonifiche) Veneto lanciava l’allarmante messaggio in occasione della “Giornata Mondiale della Terra
2021: ”i lunghi periodi siccitosi comportano una riduzione della portata dei fiumi a vantaggio
dell’acqua di mare che dalla foce risale per molti chilometri.
La contaminazione da sale nelle falde acquifere delle zone costiere dipende invece più direttamente
dall’attività dell’uomo: l’aumento dei prelievi di acqua dolce per uso potabile e produttivo lascia
infatti spazio nelle falde alle infiltrazioni di acqua marina, alla cementificazione si aggiunge il tema
della diminuzione della fertilità del suolo.
In questo contesto il problema della salinizzazione va affrontato con la massima attenzione.”
Già nel 2003, infatti, la pubblicazione della Provincia di Venezia, tuttora in rete, titolo “Intrusione Salina e Subsidenza nei Territori di Padova e Venezia”, autori Carbognin -Tosi(del CNR), rilevava l’incremento della subsidenza sulla fascia litoranea e le sue cause: l’”effetto dell’intrusione salina proveniente direttamente dalla linea di costa o dalla conterminazione lagunare, deve tenere conto anche dei processi che favoriscono la contaminazione, quali: la risalita dell’onda di marea lungo le foci dei fiumi e canali; la risalita dell’onda di marea lungo la rete di bonifica attraverso manufatti (botti a sifone, porte vinciane, sostegni, ecc.) in contatto con corpi idrici salati, che periodicamente o perennemente consentono riflusso verso monte; la risalita di acque sotterranee salate per l’azione di mantenimento del franco di bonifica delle idrovore; la contaminazione causata dall’intercettazione dei livelli salati sotterranei durante il dragaggio o scavo di canali della rete di bonifica e la risalita delle acque fossili profonde.” e inoltre “E’ stato inoltre appurato un aggravamento dei tassi di abbassamento lungo il cordone litorale di Cavallino- Jesolo dove i nuovi sfruttamenti di acque sotterranee con pozzi artesiani sembrano giocare un ruolo non trascurabile nella dinamica del processo.
La subsidenza della struttura litoranea potrebbe comportare anche l’aumento dei processi erosivi costieri.”.
Era indicato da mantenere il livello freatico (acqua dolce) sotto il piano campagna e pure il pericolo:
”Si sa che la vita della laguna di Venezia è legata allo stato dei litorali i quali, è noto, non hanno una altimetria che possa proteggere la laguna da mareggiate veramente eccezionali”.
Da allora la quota del suolo si è ridotta (subsidenza) di 15-20 cm. rispetto al medio mare, progrediti l’intrusione/cuneo salino e l’erosione del litorale, mentre permangono lunghi periodi id carenza idrica nel suolo e sottosuolo.
Conferma delle dinamiche in atto sul litorale arriva dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e
Vulcanologia), dicembre 2023, come riportato su “Environmental Research Letters” visibile al
link: https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/ad127e#erlad127ef7.
È segnalata la sottostima della subsidenza prevista dall’IPCC per gli effetti del riscaldamento climatico. Nello studio, riguardante le dinamiche evolutive del livello del suolo nel bacino del Mediterraneo, si legge: ”Vale la pena notare che la maggior parte della popolazione che vive lungo le coste del
Mediterraneo non è a conoscenza dell’innalzamento della SL (livello del mare), della subsidenza del
terreno e del relativo pericolo costiero che impattano sull’ambiente, sulle infrastrutture costiere e
sulle attività umane (Loizidou et al 2023) …Gran parte delle coste di Italia … si sta abbassando,
accelerando così l’ascesa del SL” (Sea level). E, nel caso del litorale dell’alto Adriatico: “zone costiere
basse come delta fluviali, lagune, aree di bonifica”, la perdita di quota indicata è di 4-6 mm./anno
sulle aree del litorale veneziano e perilagunari, minore nell’area lagunare, circa 2 mm./anno,
superiore a 6 mm. nel Polesine; pure: “conseguente erosione costiera e ritiro e salinizzazione della
falda freatica, rappresentando quindi un significativo fattore di pericolosità per le coste, popolazioni
e infrastrutture”
Negli anni scorsi, oltre al messaggio del Presidente ANBI, giungevano notizie allarmanti degli effetti
dei prolungati periodi di scarse precipitazioni, del deflusso idrico pressochè assente nei fiumi dove
il cuneo salino persisteva, fiumi con misure inconsuete: 60 Km. nel Po, 30-40 Km nel Livenza e Piave,
poi variamente negli altri fiumi e canali con sbocco in mare o laguna; comparivano anche le difficoltà
per le non più banali funzioni quotidiane e le pesanti ricadute sul sistema economico. Nel suolo e
sottosuolo, sulla misura della subsidenza (perdita di quota rispetto livello medio-mare), permane di
circa 1 cm./anno la perdita di quota rispetto al medio mare della fascia litoranea, già estesamente
posta sotto tale quota, e ancora maggiore nel Polesine sia la misura dello stato di fatto sia della
dinamica.
Effetto cumulativo delle grandi opere: le attività antropiche relative alla realizzazione delle Grandi
Opere ed Infrastrutture, hanno ripercussioni cumulative nell’ambiente circostante, gli effetti
vengono amplificati e le ricadute sull’ambiente in gran parte, non sono subitanee o nel breve
periodo. Impermebilizzazione del suolo, cementificazione, tunnel, scavi in trincea, ecc sono fattori
che destabilizzano l’equilibrio naturale del territorio. Si considerino nella Regione Veneto, oltre
all’edificazione residenziale, opere come il Passante di Mestre, l’autostrada Pedemontana, il
collegamento Ferroviario con l’Alta Velocità con l’aeroporto Marco Polo a Tessera, il Master Plan
dell’aeroporto Marco Polo che al 2037 porterà ad uno sviluppo dello stesso del 150%, la
realizzazione del nuovo Palazzetto dello Sport e Stadio a Tessera VE, in previsione la costruzione
della nuova autostrada Treviso Mare, l’asse viario Terraglio Est, il raddoppio della Nuova Romea SR
309, e via via. I suddetti processi hanno portato da una artificializzazione del suolo, come censito
dall’ISPRA del 2024, che hanno innalzato la Regione Veneto al secondo posto in Italia come consumo
di suolo dopo la Lombardia.
Nell’auspicio quanto prodotto sia utile per una maggiore ed esaustiva comprensione della
questione, rimane la richiesta, alla luce di nuovi elementi emersi, di una valutazione alternativa per
quanto in argomento.
Cordialmente
Lipu ODV delegazioni BL – TV – VE
Sovilla Niccolò
Pavan Enrico
Pamio Gianpaolo
Italia Nostra Venezia ODV
Benedetti Alvise
Presidente WWF ODV Terre del Piave TV-BL
Donazzon Loris


