Treviso, 15.10.2026
Prot. n. 352/2026
Al Parco Naturale Regionale del Fiume Sile
e p.c. Alla Consulta del Parco Naturale Regionale del Fiume Sile
Alla Regione Veneto Direzione Turismo
Strategia Regionale della Biodiversità e dei Parchi
Al Nucleo Carabinieri Forestale di Treviso
Al Nucleo Carabinieri Forestale di Padova
Alla Polizia Provinciale di Treviso
Alla Polizia Provinciale di Padova
e p.c. Al Sindaco del Comune di Vedelago
e p.c. Al Sindaco del Comune di Istrana
e p.c. Al Sindaco del Comune di Morgano
e p.c. al Sindaco del Comune di Piombino Dese
Spett.li Uffici in indirizzo,
Scriviamo la presente lettera relativamente al tratto del fiume Sile che va dalle sorgenti del Sile/Gran Bosco dei Fontanassi fino alla sede dell’azienda Aliplast SpA di Ospedaletto d’Istrana (TV).
Questa zona è interamente compresa nel perimetro del Parco Naturale Regionale del Fiume Sile e ricade all’interno di due siti della Rete Natura 2000: la ZSC IT3240028 “Fiume Sile dalle sorgenti a Treviso Ovest” e la ZPS IT3240011 “Sile: sorgenti, paludi di Morgano e Santa Cristina”
L’area in questione ha subito pesantemente gli effetti delle bonifiche e dell’intensivizzazione dell’agricoltura, tanto che il paesaggio attuale risulta prevalentemente agricolo; nonostante ciò,
riveste ancora un ruolo importante del punto di vista della biodiversità e, in particolare, dell’avifauna.
Nel corso degli anni è stata osservata e/o documentata la presenza di più di 150 specie di uccelli, presenti come nidificanti, svernanti o durante le migrazioni. Numerose di queste specie sono di interesse conservazionistico e risultano incluse nell’Allegato I della Direttiva Uccelli (2009/147/CE) e nella Lista Rossa IUCN degli uccelli nidificanti in Italia (Gustin et al. 202Spett.li Uffici in indirizzo,
o sono classificate come SPEC, Species of European Conservation Concern (Burfield et al. 2023).
Considerando più nel dettaglio le specie tipiche degli ambienti agricoli, è opportuno esaminare i risultati del Farmland Bird Index, un monitoraggio a lungo termine iniziato nel 2000 e portato avanti da LIPU su incarico del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. I dati del 2025 (Rete Nazionale della PAC & LIPU 2025) testimoniano un continuo declino.
Scriviamo la presente lettera relativamente al tratto del fiume Sile che va dalle sorgenti del Sile/Gran Bosco dei Fontanassi fino alla sede dell’azienda Aliplast SpA di Ospedaletto d’Istrana (TV).
Questa zona è interamente compresa nel perimetro del Parco Naturale Regionale del Fiume Sile e
ricade all’interno di due siti della Rete Natura 2000: la ZSC IT3240028 “Fiume Sile dalle sorgenti a
Treviso Ovest” e la ZPS IT3240011 “Sile: sorgenti, paludi di Morgano e Santa Cristina”
L’area in questione ha subito pesantemente gli effetti delle bonifiche e dell’intensivizzazione
dell’agricoltura, tanto che il paesaggio attuale risulta prevalentemente agricolo; nonostante ciò,
riveste ancora un ruolo importante del punto di vista della biodiversità e, in particolare, dell’avifauna. Nel corso degli anni è stata osservata e/o documentata la presenza di più di 150 specie di uccelli, presenti come nidificanti, svernanti o durante le migrazioni. Numerose di queste specie sono di interesse conservazionistico e risultano incluse nell’Allegato I della Direttiva Uccelli (2009/147/CE) e nella Lista Rossa IUCN degli uccelli nidificanti in Italia (Gustin et al. 2021) o sono che interessa il 71% delle specie esaminate (20 su 28), mentre il valore complessivo dell’indice è passato da 100 (2000) a 66,5 (2025). Le specie più colpite risultano essere torcicollo (-76%), saltimpalo (-71%), averla piccola (-65%), passera mattugia (-61%), passera d’Italia (-60%) e verdone (-59%). Tra le cause principali vi sono:
• L’agricoltura intensiva e l’uso di pesticidi;
• La perdita di elementi naturali come siepi, filari e aree umide;
• La frammentazione dell’habitat dovuta all’urbanizzazione.
Quanto sopra esposto si inserisce in un quadro più ampio caratterizzato dalla Nature Restoration Law (Regolamento UE 2024/1991). Come noto, tale normativa prevede il ripristino degli habitat in cattivo stato di conservazione (almeno il 30% entro il 2030, almeno il 60% entro il 2040 e almeno il 90% entro il 2050), l’interruzione della perdita netta di spazi verdi urbani e della copertura arborea nelle città, l’inversione del declino delle popolazioni di impollinatori, nonché il ripristino degli ecosistemi agricoli, forestali e fluviali. Gli Stati membri sono chiamati a predisporre piani nazionali di ripristino, che investono direttamente anche le amministrazioni locali nella tutela della biodiversità sul proprio territorio.
In tal senso, diventa opportuno incrementare le siepi campestri, quali importanti corridoi ecologici per l’avifauna, l’erpetofauna e i micromammiferi, oltre che come habitat di rifugio, nidificazione e alimentazione per numerose specie, comprese quelle di interesse conservazionistico.
Le siepi, se costituite da specie arboree ed arbustive autoctone e di diversa struttura, favoriscono inoltre la connettività ecologica tra le aree residue di naturalità, contrastano la frammentazione degli habitat tipica del paesaggio agrario intensivo e offrono risorse trofiche (fioriture, bacche, invertebrati) lungo l’intero arco dell’anno. Parimenti, risulta importante la creazione ed il mantenimento di un maggior numero di fasce tampone a margine dei coltivi, nonché lungo il corso del fiume e lungo le scoline. Tali fasce, oltre a costituire ulteriori elementi di continuità ecologica, svolgono un’azione di filtro nei confronti di nutrienti e fitofarmaci, riducendo l’inquinamento diffuso delle acque, limitano l’erosione delle sponde e il ruscellamento superficiale e offrono rifugio alla fauna selvatica, con benefici anche per gli impollinatori e per gli ausiliari utili alle stesse colture.
In coerenza con le finalità istituzionali dell’Ente Parco, chiamato a tutelare la biodiversità e gli habitat del proprio territorio, si ritiene utile istituire un biodistretto, sul modello di quanto già realizzato nel Parco Regionale dei Colli Euganei. Occorre infatti passare da un’agricoltura convenzionale a una più attenta alla conservazione e ai cicli biologici delle specie selvatiche che frequentano l’area. Ciò implica, in particolare, una riduzione dell’uso di fitofarmaci e diserbanti, una gestione degli sfalci e delle lavorazioni del suolo calibrata sui periodi di riproduzione e nidificazione della fauna, e il mantenimento di elementi di diversificazione ambientale all’interno della matrice agricola.
Infine, desideriamo riportare alcune segnalazioni provenienti da privati cittadini, relative a motocicli, in particolare moto da cross, e autoveicoli che transitano lungo i sentieri dell’area interessata, nonostante il divieto di transito per i veicoli a motore (Legge Regionale 14/92 “Disciplina della viabilità silvo-pastorale” e D.G.R. 341/12 “Nuove direttive per l’applicazione della ‘Disciplina sulla viabilità silvo-pastorale”). Chiediamo altresì di collocare idonea segnaletica, laddove questa risulti mancante, agli accessi di detti percorsi.
Per quanto esposto, e considerando che l’area in questione ricade all’interno del Parco Naturale, chiediamo l’applicazione delle normative vigenti per una maggior tutela degli habitat e delle specie ivi presenti.
Distinti saluti.
Il Delegato di Lipu Treviso OdV
Dr. Enrico Pavan
Il Delegato di Lipu Padova OdV
Dr. Niccolò Fagotto



