Le Grave di Ciano – Ne abbiamo parlato con il Dott. Gianluigi Boccalon (parte 1)

Grave di Ciano - Le origini e l'evoluzione; Acqua, clima e microclima.
Ne abbiamo parlato con il geologo Gianluigi Boccalon.

Le origini e l’evoluzione

1 – Le “Grave” sono un paesaggio che abbiamo sotto gli occhi ma che spesso diamo per scontato.
Ci potrebbe spiegare in modo semplice quali forze della natura hanno creato questo ambiente nel corso dei millenni?

2 – E poi, facciamo un viaggio nel tempo: dal Suo punto di vista, se ci trovassimo esattamente in questo punto alle Grave di Ciano diecimila anni fa, cosa vedremmo? E come cambia, ancora oggi, questa terra ogni giorno?

Le Grave rappresentano la storia di ciò che è stato dapprima il ghiacciaio de la Piave che, con oltre mille metri di spessore del ghiaccio, ha modellato tutta la valle dalle sorgenti fino a Vittorio Veneto e tutta la valle Lapisina. Le Grave rappresentano l’ area in cui questo ghiacciaio si affacciava alla pianura.
Le rocce del Montello traggono origine proprio dai depositi fluvioglaciali più antichi.
Il Piave inizialmente scorreva attraverso il “meandro incassato di Biadene” e scorreva così nella pianura di Montebelluna andando a formare, con i suoi depositi, la “conoide” di Montebelluna.
Con il proseguire delle spinte tettoniche (sovrascorrimento di Aviano e di Sacile), il Montello inizia progressivamente a sollevarsi ed i segni lasciati dal ghiacciaio del Piave si notano nei terrazzi fluvio glaciali rimasti nella parte ad ovest del colle (Biadene – Montebelluna).
Più il Montello si solleva e più diventava “difficile” per il Piave superare la stretta di Biadene.Ad un certo punto non fu più possibile ed il Piave deviò verso Nervesa.
L’ area delle Grave è sempre stata al centro di tutte queste vicissitudini ed è sempre stata una sorta di “valvola” stabilizzatrice.
Anche oggi svolgono questo ruolo che madre natura le ha assegnato.Gli equilibri “naturali” vanno rispettati perché sono parte integrante dell’idrogeologia del Piave.
Voler combattere contro le forze della natura si è sempre rivelata una battaglia persa.
Tra pochi giorni ricorrerà il sessantatreesimo anniversario della tragedia del Vajont… ma forse questo non ha ancora insegnato nulla.

3 – Se ci chiniamo e raccogliamo uno dei ciottoli grigi o bianchi delle Grave di Ciano, che storia ci può raccontare questo sasso, secondo i Suoi studi?

Ogni ciottolo che raccogliamo nel greto del fiume racconta la storia geologica del nostro paese.
Troviamo ciottoli vulcanici, o ciottoli che appartengono al basamento cristallino; troviamo graniti, basalti, ma soprattutto troviamo ciottoli che ci portano ai fondali del vecchio oceano Tetide che lo scontro tra il continente Eurasia con il continente Gondwana (Europa ed Africa) ha portato alla luce dando origine alle Dolomiti.
L’erosione operata dagli agenti esogeni (vento, pioggia) dal ghiacciaio e dal fiume, hanno dato origine alla pianura padano veneta.
Non dimentichiamoci dell’effetto del mare che ha portato, negli ultimi milioni di anni, la linea di costa fino a Crocetta e ad interagire con le Grave.
Queste ripetute “trasgressioni” e “regressioni” marine hanno dato origine alle intercalazioni di sedimenti grossolani (ghiaie e sabbie) interdigitati a sedimenti più fini (limi ed argille).
Il sottosuolo dell’ alta pianura padano veneta sarà perciò composto principalmente da sedimenti grossolani (da qui l’ alta diffusione di cave di ghiaia presenti in questo territorio) mentre il sottosuolo della bassa pianura è costituito principalmente da limi ed argille.
Nell’ area delle Grave di Ciano, i sedimenti grossolani poggiano direttamente sui conglomerati del Montello (che addirittura affiorano lungo il fiume).
Tutti questi “sassi” che raccogliamo in alveo sono la principale (se non unica) fabbrica di sabbia che va a rimpinguare i lidi di Jesolo, Cavallino e Lido di Venezia.
Qualunque sbarramento del fiume o attività estrattiva in alveo, porta conseguentemente ad una “erosione” del litorale con gli effetti a cui stiamo assistendo ormai da decenni.  
Apro una piccola parentesi sul concetto di equilibrio.
Un fiume non è solo una massa d’acqua in movimento, ma è un sistema fisico che comprende anche il trasporto solido.
Ciò che parte come materiale grossolano arriva alla foce sabbia che le correnti marine ridistribuiscono lungo la costa.
La sabbia di Jesolo viene costantemente sostituita da sabbia che viene trasportata dalle correnti che si muovono lungo costa.
Le numerose traverse, dighe, invasi che ci sono lungo il Piave, unite alle numerose attività estrattive in alveo, hanno alterato il trasporto solido, provocando così gli effetti erosivi nella costa a centinaia di chilometri di distanza.

Foto di Enrico Pavan

4 – Crede che sia possibile trovare fossili tra la ghiaia delle Grave?
5 – Se facciamo attenzione, notiamo che la dimensione dei ciottoli varia. Può spiegarci perché in certi punti la ghiaia è grossolana e in altri diventa finissima?

Se osserviamo con attenzione alcuni ciottoli, almeno quelli di dimensioni adeguate (10 – 20 cm), se appartengono a rocce sedimentarie, possiamo trovare al loro interno resti di conchiglie o di altri esseri viventi marini.
Ricordiamoci che il Piave incide ed erode quel fondale marino che ha dato origine alle nostre Dolomiti.
Come detto sopra, la dimensione dei ciottoli dipende dalla distanza della loro origine (più l’ origine è lontana più il ciottolo avrà dimensioni minori perché sarà più “consumato”), ma non si deve dimenticare l’attività svolta dal ghiacciaio.
La caratteristica dei depositi glaciali è l’ assoluta variabilità delle dimensioni .
Un ghiacciaio mescola assieme massi di dimensioni anche di qualche metro, ghiaia grossa, ciottoli, sabbie grosse, sabbie fini, limi fino ad argille.
La velocità della corrente opera la selezione. Più la velocità diminuisce più il materiale trasportato diventa sottile.
Se il fiume fa delle anse dove la velocità diminuisce, allora troveremo i sedimenti più fini.
Un esempio classico sono gli specchi lacustri che danno origine a sedimenti addirittura argillosi.
Ogni qualvolta troviamo sedimenti fini, significa che l’ energia dell’ acqua che li ha trasportati e deposti era molto bassa (velocità della corrente idrica molto bassa o addirittura assente.

Foto di Enrico Pavan

Acqua, clima e microclima

6 – Le Grave possono sembrare spesso aride in superficie, una distesa infinita di sassi bianchi.
Ci spiegherebbe dove va a finire l’acqua del Piave in questi tratti e perché questo suo scorrere sotterraneo è vitale per le nostre falde e per la vita dell’intero territorio?

7 – Questa enorme distesa di sassi chiari riflette la luce e immagazzina molto calore durante il giorno, almeno in estate. Dal punto di vista geologico, ci può illustrare che cosa genera questo calore e come influisce sull’ambiente?

8 – Secondo la Sua esperienza, come reagisce la struttura geologica delle Grave alle lunghe secche estive alternate a brevi e violente bombe d’acqua?

Le Grave potrebbero apparire, in alcuni punti, come “lande desolate” , bianche ed aride.
Sono proprio queste caratteristiche che le rendono particolarmente importanti.
Prendiamo come esempio i ghiacciai.
Soprattutto ora troviamo in quota distese di pietre dove una volta c’era un ghiacciaio.
In realtà il ghiaccio c’è ancora ma è sepolto sotto le pietre che in un qualche modo cercano di preservare ciò che resta di quel ghiaccio.
Torniamo alle Grave, ma dov’è finita l’acqua?
L’acqua circola al loro interno e per le Grave di Ciano, probabilmente va ad alimentare anche l’acquifero carsiche che è presente, anche in profondità, sotto il Montello.
Questo scorrimento sotterraneo, in collegamento anche con i paleo alvei del Piave, va ad alimentare la falda dell’alta pianura (che è quella che alimenta tutti i pozzi sia irrigui sia quelli a scopo potabile).
È un’ area indispensabile per la ricarica delle falde idriche.
Il Piave, sia nella zona di Montebelluna sia in quella di Nervesa, disperde le proprie acque proprio in falda.
Il colore bianco delle ghiaie è fortemente riflettente sia della luce ma anche del calore ed aiuta una sorta di “equilibrio termico” (come ad esempio le ghiaie che ricoprono alcuni tetti o terrazze di edifici).
Aiutano a diminuire l’ effetto termico soprattutto in questo periodo in cui vediamo gli effetti del riscaldamento globale.
È un po’ quello che facevano i ghiacciai (quelli con il ghiaccio esposto) nel riflettere il calore e la luce del sole .
Se vogliamo fare un esempio banale: se abbiamo 2 auto, una bianca ed una scura, quale delle due si riscalderà di più?
O vivamente quella scura che assorbe tutta la radiazione luminosa!
Le ghiaie svolgono la funzione di “spugna”.
Assorbono gli eccessi di acqua immagazzinandola al loro interno e, come detto prima, trasferendola alla falda freatica.
In questo modo permettono di accedere a fonti idriche anche in momenti di siccità.
Ovviamente l’ effetto “spugna” funziona anche nella mitigazione degli effetti dovuti alle sempre più frequenti “bombe d’acqua”.

Le Grave di Ciano – Ne abbiamo parlato con il geologo Gianluigi Boccalon – Parte 2

Foto di Enrico Pavan


Curriculum vitae del prof. Gianluigi Boccalon

Il prof. Gianluigi Boccalon è un docente, geologo, speleologo e formatore esperto in tematiche ambientali, divulgazione scientifica e didattica innovativa.

Profilo professionale e attività principale

Insegnamento e didattica:
Insegnante di Scienze matematiche (matematica e scienze) nella scuola secondaria di primo grado

Ideatore e coordinatore di progetti e laboratori didattici multidisciplinari orientati all’apprendimento esperienziale e pratico (tra cui il progetto “La Matematica del Vento” e attività per un approccio logico/multisensoriale).

Vincitore del Premio Cotoneschi 2018 (assegnato da UMI-CIIM) per l’innovazione nella didattica della matematica.

Competenze tecnico-scientifiche e geologia:

Geologo e topografo: Specializzato in idrogeologia e idrogeologia carsica.

Speleologo: Attivo nello studio, esplorazione e valutazione di cavità naturali e dinamiche delle falde acquifere.
Si occupa di divulgazione scientifica su argomenti come il surriscaldamento globale, il rischio sismico e i cambiamenti climatici.

Protezione Civile e formazione:
Formatore per la Protezione Civile.

Fondatore/coordinatore di gruppi di studio territoriali ed ecologici (come il gruppo di lavoro “Progetto BioGeNeSI” presso la Fondazione Mazzotti).