Le Grave di Ciano – Ne abbiamo parlato con il geologo Gianluigi Boccalon (parte 2)

Grave di Ciano - L'ecosistema e il legame con il territorio; Impatto umano e tutela del territorio.
Ne parliamo con il geologo Gianluigi Boccalon.

Segue dalla prima parte de “Le Grave di Ciano – Ne abbiamo parlato con il geologo Gianluigi Boccalon (parte 1)

L’ecosistema e il legame con il territorio

1 – Noi guardiamo sempre all’insù per osservare gli uccelli, ma oggi guardiamo in basso. Può spiegarci in che modo la geologia così particolare delle Grave crea l’habitat perfetto per la flora e la fauna, in particolare per le specie di uccelli che nidificano qui?

2 – Durante il periodo di nidificazione, gli uccelli cercano isolotti di ghiaia circondati dall’acqua per stare al sicuro dai predatori terrestri. Come si formano questi isolotti e cosa succede quando la gestione dell’acqua ne altera la dinamica naturale?

Le Grave, come abbiamo già detto, sono il risultato di millenni di sottili equilibri naturali.
La natura nel suo complesso è in grado di percepire tutte le peculiarità di un territorio.
Le Grave sono un esempio quasi unico di come la natura sia riuscita a costruire un “fragile equilibrio” nonostante tutte le recenti vicissitudini che quest’area ha subito.Basti pensare a ciò che ha vissuto questo territorio dalla prima guerra mondiale in poi.
Questo equilibrio naturale ha permesso a quest’area di diventare di interesse internazionale.
È proprio questo “fragile equilibrio” che deve essere tutelato.Il fatto che sia proprio la natura a dirci questo ci deve fare riflettere.
La nidificazione di specie particolari, la presenza di più specie vegetali ci dice che questi equilibri si sono “strutturati” e hanno reso unica quest’area.

3 – Le Grave non sono un mondo chiuso. In che modo la geologia di questo letto fluviale dialoga e influenza gli ambienti circostanti, come i boschi ripariali e le colline vicine?

4 – Vediamo piante pioniere tenaci crescere praticamente in mezzo alla ghiaia, sfidando la siccità. Come fanno queste specie a trovare nutrimento e a sopravvivere in un ambiente all’apparenza così estremo e inospitale?

Questo ambiente naturale è fortemente collegato alla realtà ecologica circostante.
Il Montello è un esempio di struttura geologica in cui il carsismo si è sviluppato ed ha permesso di fornire acqua praticamente tutto l’anno.
Non a caso sono state trovate tracce della presenza umana anche in tempi preistorici.
L’ area fa parte di un territorio più vasto che è un insieme di corsi d’acqua e di risorgenti da entrambe le parti del fiume.
In realtà questo ambiente è solo all’ apparenza inospitale, offre invece molte opportunità per tutti gli animali che in esso trovano rifugio.

5 – Può svelarci se c’è un “segreto geologico” o una curiosità nascosta tra i ciottoli di questo habitat che dovremmo assolutamente cercare con i nostri occhi durante la nostra passeggiata?

Innanzi tutto dobbiamo tenere presente la complessità geologica dell’ area.
Tettonicamente il Montello è delimitato a sud dal sovrascorrimento di Aviano e da quello di Sacile, ad ovest dalla faglia di Montebelluna, a nord dalla faglia di Quartiere del Piave, alla sua sommità dalla faglia di Val Amore e ad est dalla faglia di Nervesa.
Tutte queste strutture tettoniche sono recenti ed attive (ricordiamoci che Vittorio Veneto è classificato come pericolosità sismica in classe 1, così come l’ Aquila, tanto per dire…).
Tra i “sassi” possiamo divertirci a raccogliere le rocce che hanno caratterizzato la storia geologica dell’intero Veneto.
Lungo i fianchi del Montello possiamo scoprire un’innumerevole quantità di sorgenti carsiche più o meno grandi.
Non dimentichiamoci che a tutt’oggi nel Montello esiste un sistema carsiaco di grandi dimensioni anche in profondità e, se non mi sbaglio, la “Busa di Castel Sotterra” è la terza grotta più estesa al mondo in rocce conglomeratiche.

Foto di Enrico Pavan

Impatto umano e tutela del territorio

6 – L’attività dell’uomo ha prelevato ingenti quantità di ghiaia dal letto dei fiumi in passato.
Potrebbe illustrarci quali conseguenze geologiche ha lasciato questa pratica e come ha modificato la capacità del Piave di ricaricare le falde o di gestire le piene?
Come detto prima, l’escavazione di ghiaie in alveo e la costruzione di dighe e sbarramenti hanno modificato profondamente gli equilibri idrodinamici del fiume.
Una curiosità: “Quant’è la vita media di una diga? Sono circa 100 anni! Perché? Perché in 100 anni la diga si riempie di detriti e non ha più la capacità di accumulo iniziale.”
Ma allora cosa produce uno sbarramento fluviale?
Come abbiamo detto prima provoca una forte limitazione del trasporto solido con conseguente erosione della costa a centinaia di chilometri di distanza!
Uno sbarramento inoltre provoca una diminuzione di velocità con conseguente deposito di materiali fini come le argille. Il fondo diventa impermeabile e diminuisce la capacità del fiume di ricaricare le falde.
Nei tratti più alti di un corso d’acqua l’acqua scorre velocemente e non deposita i materiali più fini che arrivano al mare.
Ovviamente durante le piene, abbiamo notato che le dighe vengono “aperte” andando ad incrementare la piena stessa.
Teniamo presente che in un’area sismicamente attiva non è “salutare” creare accumuli d’acqua a quote più elevate di quelle degli abitanti.

7 – Questo ambiente è “delicato”. Secondo Lei, quali sono le minacce principali (cambiamenti climatici, interventi umani) che oggi rischiano di alterare o distruggere per sempre l’equilibrio delle Grave?
Abbiamo detto che questo delicato equilibrio è stato creato da madre natura in migliaia di anni.
Ha superato gli eventi bellici della prima guerra mondiale .
Dobbiamo cercare di mantenerlo il più possibile “in salute” proprio per scongiurare rischi alla popolazione (Vajont docet).
Le Grave, proprio per la loro peculiarità, sono un valore aggiunto al territorio e dovrebbero essere valorizzate in modo da rendere l’ area una caratteristica tipica.
Teniamo presente che il luogo è ubicato sulla direttrice Monaco-Venezia che è un importante asse viario ciclabile.
Cercherei di sfruttare anche questa opportunità economica. 

8 – Potrebbe riassumerci quali sono le conseguenze delle azioni che hanno alterato fino a questo momento l’area delle Grave di Ciano?
Sicuramente l’alterazione del Piave a Monte (dighe ed escavo di ghiaia) ha fatto sí che diminuisse il trasporto solido anche nelle Grave.
In questo modo bisogna stare attenti a tutti i fenomeni erosivi che si potrebbero verificare ed alterare l’intero ecosistema.

Foto di Enrico Pavan

9 – Si parla spesso della realizzazione di grandi opere su questo territorio per governare questo habitat. Dal Suo punto di vista di geologo, come cambierebbe la struttura naturale delle Grave e la dinamica dei sedimenti se l’alveo venisse modificato con le opere fino ad oggi discusse?
Vorrebbe elencarci quali sono queste opere e il loro impatto sul territorio?
Come detto sopra, le caratteristiche geologiche, ecologiche e naturalistiche, rendono questo territorio un esempio unico di equilibrio naturale.
La natura carsica delle rocce sia del Montello sia di quelle su cui poggiano le Grave, devono essere tenute molto bene in considerazione.
Alterare questi equilibri, oltre a cancellare un ecosistema unico nel suo genere, potrebbero sottoporre le popolazioni a valle dei manufatti a rischi inutili.
La sismicità dell’area (proprio con la faglia di Montebelluna che  è trascorrente e superficiale) dovrebbe far tenere in considerazione il rischio di un eventuale accumulo d’acqua a monte dei centri abitati.
Ovviamente un’ulteriore traversa anche in quest’area non potrebbe fare altro che incrementare l’ erosione della fascia costiera a valle.
Qualunque intervento, qualunque sbarramento, qualunque serbatoio di accumulo, qualunque vasca di espansione, costruiti sia nelle Grave sia più a Monte, cancellerebbe per sempre quest’area e aumenterebbe il rischio per le popolazioni vicine.

10 – Chiudiamo con un consiglio pratico: che cosa ci suggerisce di fare, come cittadini e amanti della natura, per proteggere e rispettare questo ecosistema così fragile quando attraversiamo le Grave di Ciano per passeggiare o per fare birdwatching?
L’unico suggerimento che mi sento di fare è quello di considerare questo territorio come una “fortuna” per chi lo vive…
È fondamentale valorizzare e far conoscere a tutti quali sono le sue peculiarità e trasformare l’area in un punto di interesse anche turistico.
Fare in modo (attraverso visite guidate, accordi con agenzie di viaggi, valorizzazione attraverso i siti dei comuni) che si muova un interesse per il territorio attraverso la sua gestione e conservazione.

Foto di Enrico Pavan


Curriculum vitae del prof. Gianluigi Boccalon

Il prof. Gianluigi Boccalon è un docente, geologo, speleologo e formatore esperto in tematiche ambientali, divulgazione scientifica e didattica innovativa.

Profilo professionale e attività principale

Insegnamento e didattica:
Insegnante di Scienze matematiche (matematica e scienze) nella scuola secondaria di primo grado

Ideatore e coordinatore di progetti e laboratori didattici multidisciplinari orientati all’apprendimento esperienziale e pratico (tra cui il progetto “La Matematica del Vento” e attività per un approccio logico/multisensoriale).

Vincitore del Premio Cotoneschi 2018 (assegnato da UMI-CIIM) per l’innovazione nella didattica della matematica.

Competenze tecnico-scientifiche e geologia:

Geologo e topografo: Specializzato in idrogeologia e idrogeologia carsica.

Speleologo: Attivo nello studio, esplorazione e valutazione di cavità naturali e dinamiche delle falde acquifere.
Si occupa di divulgazione scientifica su argomenti come il surriscaldamento globale, il rischio sismico e i cambiamenti climatici.

Protezione Civile e formazione:
Formatore per la Protezione Civile.

Fondatore/coordinatore di gruppi di studio territoriali ed ecologici (come il gruppo di lavoro “Progetto BioGeNeSI” presso la Fondazione Mazzotti).